”non senza fatiga si giunge al fine“

 

Girolamo Frescobali (1583 - 1643) e Domenico Scarlatti (1685 - 1757) sono semplicemente due diverse epoche italiane sulla tastiera del clavicembalo, marcate dalla grande  virtuosità e  stravolgente sensibilità.

Molto spesso i compositori del periodo barocco ci hanno lasciato - al di là delle opere  musicale - una serie di indizi teorici sulla prassi esecutiva del loro stile. Questo vero tesoro teorico può spaziare da interi trattati, dove lo strumentista di oggi scopre spesso un mondo completamente diverso dal gusto odierno, fino a semplici e sintetiche regole tecniche.  E‘ anche il caso di uno dei più virtuosi compositori italiani per  la tastiera, Girolamo Frescobaldi che non ci ha lasciato non solo importantissime opere, ma  (per esempio)  anche le 10 regole scritte sulle sue Toccate. Procedendo, ecco che incontriamo delle notazioni di una certa e curiosa spontaneità, forse proprio per rendere più ”umana“ l’esecuzione di questi brani di certa difficoltà. E‘ sicuro che qualunque clavicembalista si senta sollevato quando alla fine della Nona Toccata tratta dal Secondo libro lo stesso Frescobaldi scrive: ”Non senza fatiga si giunge al fine“.

Andando avanti nel tempo incontriamo nella letteratura musicale italiana un altro musicista di grande  levatura,  Domenico Scarlatti. Compositore napoletano, il quale visse dal 1719 in poi prima in Portogallo presso la corte del re Giovanni V e poi dal 1729 presso la corte dell’Infante Maria Barbara, in seguito Regina di Spagna, anche lui con la magistrale tecnica strumentale segnò il primo limite e con esso il primo nuovo seme delle possibiltà virtuosistiche della tastiera. Non solo, alle scintillanti difficoltà puramente tecniche della tastiera, egli seppe unire una continua e cangiante ricerca ritmica, armonica e timbrica (mutuando senza dubbio anche l‘influenza della musica della penisola iberica), nonchè cristallizzare il prototipo della moderna sonata strumentale.

Nella moltitudine dei ”personaggi“ che compongono la grande famiglia dei compositori, Domenico Scarlatti fa a volte (per chi non lo conosce abbastanza) la parte del buffone, con la reputazione di un creatore di ”ghiribizzi originali e felici“. Questo non sarebbe altro che un approccio superficiale davanti a una musica sempre piena di effetti di colore: ”L’esecutore scarlattiano, pronto in qualsiasi momento a pensare nei termini dell‘orchestrazione immaginaria, della voce, dei suoni che accompagnano la danza spagnola, degli effetti sonori non strettamente musicali o decisamente extramusicali […] di quello stimolo proveniente dalla vita reale che si può cogliere, appena nascosto o trasformato sino ad essere irriconoscibile, dietro tanta musica di Scarlatti. Il clavicembalo di Scarlatti, pur restando sempre e supremamente se stesso, minaccia continuamente di trasformarsi in qualcosa d’altro.“ (Ralph Kirkpatrick)



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