![[vi]. 26 marzo 2006](../documents/H__vi___26_marzo_2006_135.gif)
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…l’europa in musica dal barocco al galante… [parte II] ...veracini » geminiani » corelli » mozart...
Come giusto deve essere, tra la tecnica compositiva - con la sua varietà di caratteristiche stilistiche - e la costruzione degli strumenti in una data epoca c‘è sempre un legame naturale. Non a caso quando parliamo - per esempio - del violino nel barocco italiano incontriamo da una parte compositori come Corelli, Veracini, Vivaldi o Tartini e dall’altra una grande tradizione liutaia che vanta personalità del calibro di Stradivari, Amati e Guarnieri (praticamente le più grandi famiglie di liutai di ogni tempo). Queste due coordinate hanno lasciato non solamente il segno di un grande virtuosismo violinistico, ma anche una personalità nel suono e nella cantabilità vicina a quella della voce umana tale da affermare il violino come uno dei veri ”solisti“ nel barocco italiano. Anche il violoncello, partendo dalle opere di Domenico Gabrielli e più tardi Francesco Geminiani, conquista la sua importanza solistica già nell‘epoca barocca e sempre avvalendosi degli stessi grandi nomi prima citati per la costruzione dei strumenti.
Come in genere avveniva, questi strumenti pur avendo un ruolo solistico (e fondamentalmente ”melodico“) avevano bisogno di essere accompagnati nella parte ”armonica“ e il clavicembalo (dimenticando per un attimo tutta la sua specifica letteratura solistica di cui disponeva a quei tempi) assecondava in modo eccellente il solista con la cosiddetta pratica del basso continuo (un elemento caratteristico nella scrittura barocca). Si potrebbe pensare allora - per il cembalo - a un ruolo di attesa sulla scena puramente solistica, che riuscirà invece a superare scavalcando i suoi partner, diventando esso stesso solista attraversando il declino del barocco e muovendosi, intorno alla metà del ’700, verso la letteratura della ”sonata“ orientata sempre più sugli strumenti a tastiera. In questo caso, l‘utilizzo del violino (e/o violoncello) sopravvive come strumento di accompagnamento, oppure con un ruolo paritario, stretti in un vero dialogo, invertendo così quelli che erano i ruoli originari degli strumenti. E dunque il cosiddetto ”stile galante“ trova il suo alimento più spontaneo nella relativa maggior facilità di esecuzione dello strumento a tastiera rispetto a quello ad arco. Nascono quindi delle composizioni in cui il violino, per una buona parte, si limita a rinforzare all’ottava le linee melodiche del clavicembalo (o del primissimo pianoforte) oppure a contribuire con note lunghe all‘impianto armonico. Sono composizioni che hanno pur tuttavia un loro significato storico e musicale, data soprattutto l’intensa ricerca di nuove sonorità e possibilità espressive.
Il programma vuole mettere in luce proprio questo cambiamento di ruoli, con una prima parte guidata dal virtuosismo del violino e del violoncello insieme al ”continuo“ del cembalo nel barocco italiano (con le Sonate di Veracini, Geminiani e Corelli) e - nella seconda parte - lo stesso clavicembalo (questa volta visto come file rouge assecondato dal violino e dal violoncello) alle prese con la leggerezza, espressività e gaiezza dello stile galante del giovanissimo Mozart.
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