![[iii]. 15 gennaio 2006](../documents/H__iii___15_gennaio_2006_132.gif)
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…l’arte del sonar il basso… [la viola da gamba]
Già nel ‘400, ben prima della viola da braccio, la viola da gamba diviene uno strumento autonomo creando, nell’ambito di pochi decenni, una numerosa e distinta famiglia. Secondo il Musick‘s Monument (1676) di Thomas Mace ”una buona famiglia di viole comprendeva sei strumenti, ossia: 2 bassi, 2 tenori e 2 soprani, tutti in giusto accordo di esattezza e di proporzione“.
Il profilo esterno della viola ha subito molti cambiamenti, lungo i secoli XV e XVI modificando il suo aspetto. Talvolta le curve interne delle fasce erano quasi indistinguibili, tal’altra così accentuate da toccar quasi il manico; i fori di risonanza erano intagliati ora sopra, ora sotto, ora accanto al ponticello. Ogni liutaio aveva le sue proprio forme e artisti anche celebri, ma non avvezzi all‘arte di costruire questi strumenti, si cimentavano nel disegnarli. Un caso ben noto è quello di Leonardo da Vinci che ”inventò“ uno strumento ad arco con la forma di testa di cavallo. Ritornando invece ai veri liutai, in Francia per esempio sono noti i nomi come Guillaume Barbet e Michel Collichon.
Senza dubbio la viola da gamba, al di là del suo posto della ”sezione accompagnatrice“ dei bassi, è un meritevole strumento solista grazie soprattutto alla bellezza del suo suono. Per conoscere musicalmente la viola da gamba non possono certo mancare compositori come Marin Marais (le sue Suite riescono sempre a rilevare il meglio di questo strumento, il vero suono pieno di dolcezza ma anche di forza) e J. S. Bach (una trascrizione fatta proprio da Bach di una sua Trio-Sonata che impegna al massimo lo strumentista). Accanto a loro, ritroviamo momenti che suggeriscono o il rigore della musica sacra o all’arte d‘improvisazione nei brani di Kühnel, Simpson o Hume. Il brano di Ludovico Roncalli (tra l’altro utilizzato anche da Ottorino Respighi nelle sue Antiche arie e danze per liuto) rappresenta un inedito in questa veste di trascrizione per viola da gamba. Realizzata appositamente dal solista di questo concerto, l‘opera è un omaggio al suo avo e può essere considerata una prima assoluta. |
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