![[i]. 27 novembre 2005](../documents/H__i___27_novembre_2005_130.gif)
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…concerti a due…
Quella della trascrizione era, ai tempi del barocco musicale, pratica di uso comune e frequente. Più che un vezzo, era da considerarsi una necessità quotidiana per il musicista dell‘epoca; essendo infatti il concetto di repertorio quasi sconosciuto, il compositore aveva il compito di scrivere sempre nuove partiture. Una risorsa a sua disposizione era senz’altro la rielaborazione di proprio materiale o, in alternativa, di altri compositori (modo questo per diffondere composizioni altrui in ambiti geografici diversi da quelli originali e che portò sicuramente a salvare dall’oblio alcune opere e farle giungere sino ai nostri tempi). Bach stesso usò questa possibilità per studio e necessità trascrivendo - tra le altre - opere strumentali del nostro Antonio Vivaldi dal quale imparò ed elaborò il tipico stile del concerto italiano. E proprio a questo stile si rifanno in gran parte i tre concerti per due clavicembali presentati in questo programma. Diversamente dal concerto in Do Maggiore BWV 1061 (nato appositamente per due clavicembali) gli altri due, quello in do minore BWV 1060 nasce come precedentemente come concerto per due strumenti melodici (probabilmente violino e oboe) mentre l’altro, il BWV 1062 sempre in do minore, altro non è che la trascrizione del celeberrimo concerto in re minore per due violini BWV 1043. In tutti e tre ritroviamo comunque i procedimenti e i caratteri contrastanti tra il tutti e i soli come pure certa sensualità e lirismo melodico dei tempi centrali tipici dello stile italiano. Ma Bach non imita. Il suo genio rielabora questo stile attraverso la sua inconfondibile personalità e infonde in queste composizioni quella capacità architetturale che pervade interamente la sua opera musicale. Ecco dunque che nelle mani di Bach le linee melodiche si intersecano in continui contrappunti e imitazioni tra i due strumenti a tastiera attraversando continue elaborazioni tematiche e, come in un immaginario gioco di specchi sonori, immagini retoriche si rincorrono e si riflettono da uno strumento all’altro seguendo quadri armonici solidi eppure straordinariamente cangianti in quel perfetto equilibrio tra ”competizione“ e ”collaborazione“ di questi concerti a due. |
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